UNA FRASE AL GIORNO

IL BLOG DELLA DOTT.SSA SR.SARA NICOLINI

“Là dove il dolore si nasconde, cresce la madreperla della vita.

Solo la madreperla stillata dalla carne ferita genera cerchio dopo cerchio un tessuto unico per

forma, colore, lucentezza.

La bellezza della vita è

imperfezione!”

(D’Avenia)

martedì 14 aprile 2020

LA GOCCIA

Dentro l'opera: "Le lacrime di Freyja" e la falsa attribuzione a ...

"Ama la goccia che fa traboccare il vaso. E' nascosto lì dentro ogni bel cambiamento" (Gemma Gemmiti).

Leggendo questa frase dell'autrice ed editrice Gemmiti, proprio in questo periodo e proprio oggi, non ho potuto non pensare a quella goccia che riga il volto di molti in questo periodo, la lacrima. 
E subito mi è apparso di fronte agli occhi la bellissima opera di Freya: "la Lacrima". Una lacrima che è dorata, una lacrima che ha un valore inestimabile perchè appunto, fatta d'oro.
Sono le lacrime di Maria nel Vangelo di oggi. "Maria stava vicino al sepolcro e piangeva" perchè hanno portato via il Suo Signore. Lacrime di un'assenza, di un dolore immenso, di un vuoto... lacrime vere, preziose, dorate; lacrime che sono vita. Lacrime che fuoriescono perchè non ci stanno più, nessun cuore le può più contenere, nemmeno il più grande. Ecco perchè proprio lì dentro è nascosto il cambiamento. Per Maria è stato così, toccando il fondo del dolore, dopo essersi sentita interpellata in quel dolore, ha riconosciuto il Risorto.
Sono giorni di dolore questi, dove è difficile, quasi improprio, scorgere la gioia della Pasqua, della risurrezione, quando i numeri che si ascoltano in tv, sono solo numeri di morte, di malattia, di sofferenza. Eppure lì, nascosto in tutto questo, c'è un germoglio di cambiamento che ancora non riusciamo a vedere perchè il rumore assordante in questo silenzio di isolamento, lo nasconde. Eppure c'è! Ed è questa la speranza. E' questo l'oro di quella lacrima che va raccolta, altrimenti si perde. Non dobbiamo avere paura di far traboccare il vaso con le nostre lacrime, non dobbiamo aver paura di piangere e di riscoprirci più fragili e umani. Sono fermamente convinta che il cambiamento sta proprio qui; sta tutto qui...nell'ammettere la nostra fragilità, la nostra umanità, smettendo di crederci onnipotenti e forti, perchè non lo siamo e non lo siamo mai stati.

martedì 31 marzo 2020

LA PAZIENZA DELLE COSE

Sii paziente verso tutto ciò che… – ArsDiapason
Bisogna, alle cose,
lasciare la propria quieta, indisturbata evoluzione
che viene dal loro interno
e che da niente può essere forzata o accelerata.
Tutto è: portare a compimento la gestazione – e poi dare alla luce …
Maturare come un albero
che non forza i suoi succhi
e tranquillo se ne sta nelle tempeste
di primavera, e non teme che non possa arrivare l’estate.
Eccome se arriva!
Ma arriva soltanto per chi è paziente
e vive come se davanti avesse l’eternità,
spensierato, tranquillo e aperto …
Bisogna avere pazienza
verso le irresolutezze del cuore
e cercare di amare le domande stesse
come stanze chiuse a chiave e come libri
che sono scritti in una lingua che proprio non sappiamo.
Si tratta di vivere ogni cosa.
Quando si vivono le domande,
forse, piano piano, si finisce,
senza accorgersene,
col vivere dentro alle risposte
celate in un giorno che non sappiamo.
Rainer Maria Rilke, 1903

Mi è ritornata tra le mani e di fronte agli occhi questa bellissima poesia di Rilke, un poeta a me caro, proprio in questi giorni, dove ognuno di noi sta facendo i conti con una virtù forse un po' messa da parte, la pazienza. 
"Tutto è portare a compimento la gestazione e poi dare alla luce..."
Ogni giorno, di questi giorni, stiamo portando a compimento la gestazione della nostra vita, forse la più importante per poi arrivare a dare la luce e forse, prima ancora, a vederla. Ora sembrano giorni infruttuosi, giorni che scorrono lenti in attesa di una ritrovata normalità. Ma al di là del virus, al di là quindi del modo, forse dobbiamo chiederci se non fosse in fondo questa la normalità persa, quella della pazienza con cui ci prendiamo cura ora delle persone e delle cose...
Mani che hanno ripreso ad impastare farina e lievito e l'attesa di una pane che cresce; mani che curano forse non tanto le ferite esteriori di un virus che ci sfugge, ma la pazienza di attendere una guarigione curando il cuore; mano che seminano nella terra troppo dimenticata nella sua essenza e che attendono lo sbocciare di un fiore o di una piantina che porterà il suo frutto; mani che invece di tastiere afferrano e stringono una matita e lì, sedute ad un tavolo, compongono disegni con i propri figli e attendono che l'opera si componga.
Che meraviglia questa pazienza che è attesa di un compimento, di un dare non solo alla luce, ma di dare luce.