UNA FRASE AL GIORNO

IL BLOG DELLA DOTT.SSA SR.SARA NICOLINI

“Là dove il dolore si nasconde, cresce la madreperla della vita.

Solo la madreperla stillata dalla carne ferita genera cerchio dopo cerchio un tessuto unico per

forma, colore, lucentezza.

La bellezza della vita è

imperfezione!”

(D’Avenia)

sabato 23 gennaio 2016

L’AMORE.... TERAPIA DI UN BAMBINO



Giorgio (nome inventato) si siede sulle ginocchia della mamma e con infinita tenerezza le sussurra:


“Io non vivo grazie al mio corpo, ma io vivo grazie al tuo amore”.

E’ il desiderio forte di Giorgio di aiutare la propria madre che ha perso un figlio, il suo fratellino; il tentativo di un cuore nobile di ridestare un cuore straziato e ferito dalla vita.

E’ un appello di tenerezza nel chiedere un amore che si è perso nel dolore lancinante di una perdita.

Mi ha commosso questo breve dialogo tra Giorgio e sua madre, un dialogo carico di significati evidenti e nascosti. Un breve trattato di psicologia. 
La capacità terapeutica di un cuoricino che ama e che di fronte al dolore della madre, esce con una frase che è una perla di profondità e di comprensione della realtà.
Sì, perché Giorgio capisce con obiettività ciò che sta vivendo la madre del suo fratellino e si distacca da se stesso per ricondurla alla vita, alle relazioni ancora presenti.

L’amore vero diventa terapia e sempre più mi accorgo quanto i bambini siano i primi terapeuti quando mi portano i loro genitori attraverso un sintomo o una richiesta di aiuto. 
Quante volte incontro bambini che vivono un disagio, che somatizzano e nel momento in cui comprendo il loro intento, il loro amore… prendo in carico i genitori e il loro sintomo scompare… Sono stati dei ponti, dei piccoli traghettatori di anime, le anime dei loro genitori…


Ecco che i primi terapeuti sono i bambini stessi… i miei aiutanti preferiti… 

domenica 10 gennaio 2016

GELOSIA: BISOGNO DI APPARTENENZA

GELOSIA: BISOGNO DI APPARTENENZA

“Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”

                                                           – Roland Barthes (1977) –


Oggi volevo parlarvi di un sentimento che tanto fa paura, su cui tanto si è parlato, scritto, argomentato… e che rimane comunque un discorso aperto. Se si guarda l’etimologia della parola gelosia viene dal latino zelosus, aggettivo di zēlus passando per il greco ζηλoς (zelos), emulazione, brama, desiderio. E’ un sentimento umano. Assume nel tempo il significato del timore di perdere o non ottenere un bene o un affetto o qualcosa che entri in possesso di qualcun altro.
La gelosia è un sentimento umano e come tutti i sentimenti abita il cuore e la mente di una persona e mi piace far mia la teoria di alcuni antropologi e sociologi che leggono la gelosia come bisogno sociologico di formare stabilità in un nucleo relazionale, sia esso di amore che di amicizia.
Pertanto il bisogno di difendere tale stabilità fa scaturire un "sentimento", una pulsione, che garantisce la difesa di tale stabilità. Abbiamo paura di perdere…. Di essere abbandonati…. Quando troviamo qualcosa di prezioso, abbiamo paura che qualcuno ce lo possa portare via e nessuna parola può tranquillizzarci o almeno la tranquillità rimane finchè rimane la persona o finchè non arriva qualcosa di nuovo e tutto si riapre.
In ognuno di noi c’è un grande bisogno di appartenenza, ad un popolo, ad una condizione, ad una famiglia, ad una persona. E’ un sentimento buono inizialmente, oserei dire anche bello. E’ bello il desiderio di sentirci appartenenti. Un bambino desidera appartenere ai propri genitori, un alunno alla propria classe, un uomo alla propria donna, un fedele alla propria religione.
Penso al Dio geloso dell’antico testamento: “Io sono un Dio geloso…”; Dio desidera appartenere al cuore dell’uomo e desidera un cuore che lo ami… anche Dio ha bisogno di sentirsi amato… e desidera stare nel cuore dell’uomo. E alimenta questo amore…. In questo senso Dio è geloso… vuole che l’uomo gli appartenga, cioè faccia parte di Lui e Lui dell’uomo. Se la gelosia non diventa ossessione, non diventa possessività, se non diventa mancanza di libertà, ma desiderio di appartenere al cuore di una persona, cioè di farne parte, allora è una cosa buona, umana, quasi naturale.
Ed è così che mi piace pensarla…. La nostra vita è un continuo anelito a sentirsi parte di qualcuno… Forse perché c’è stato un tempo in cui eravamo parte di una vita, completamente dipendenti da nostra madre; c’è stato un tempo dove eravamo completamente appartenenti al pensiero di Colui che ci ha creati…
Ma Dio ci ha fatto dono della libertà… ha voluto lasciarci liberi di poter scegliere chi essere e persino se continuare a fare parte o meno di Lui….
E’ con questa libertà che dobbiamo affrontare il nostro bisogno di appartenenza… appartenere senza possedere, consapevoli che quando, per qualsiasi motivo, non ci si sente tali, si soffre e la sofferenza della gelosia è una sofferenza che arriva a prendere le viscere e in essa nessuno può entrarci… se non la Grazia.

 






lunedì 4 gennaio 2016

NUOVO...



NUOVO…


Nuovo, novità, prossimo, attuale, moderno, fresco, inedito, innovativo, originale…
Sono i termini che si trovano nel vocabolario alla voce NUOVO.
Quando arriva un nuovo anno si è portati a fare un bilancio di quello appena trascorso… un bilancio economico, sentimentale, lavorativo, di realizzazione e di salute… Quante volte però facendo questo bilancio riusciamo anche a dire grazie? Grazie per tutto ciò che c’è stato e che poteva non esserci, per la bellezza di poter vedere il tempo scorrere e la vita arricchirsi di relazioni, incontri, vicende, attenzioni, sofferenze, paure, sconfitte e conquiste….
Sì, perché tutto è ricchezza e motivo di crescita interiore, cammino verso l’essere pienamente umani. Ecco perché è giusto ringraziare.
E ancora più bello sarebbe riuscire a dire grazie in anticipo, ancora prima che le cose accadano; precedere il tempo… questo è il vero grazie, perché grazie vuol dire gratis.
Il vero grazie è gratuito, non perché ci è stato dato qualcosa, ma per tutto quello che ci verrà dato e che ancora non conosciamo e forse nemmeno ci aspettiamo.
Ecco allora che il nuovo assumerà un gusto di novità, freschezza, originalità… sarà inedito e innovativo, moderno e attuale…. Sarà nuovo perché darà un gusto nuovo alla nostra vita; non importa se quel gusto non è proprio ciò che ci aspettavamo e che desideravamo, ma è nuovo… è per noi; è il gusto della vita.  E vivere vuol dire stare con verità nella realtà che ci si presenta, senza scappare perché non ci piace, perché non è quello che avremmo voluto… ma è la vita, la nostra vita e vivere vuol dire starci e starci da uomini.

BUON NUOVO ANNO !!!