UNA FRASE AL GIORNO

IL BLOG DELLA DOTT.SSA SR.SARA NICOLINI

“Là dove il dolore si nasconde, cresce la madreperla della vita.

Solo la madreperla stillata dalla carne ferita genera cerchio dopo cerchio un tessuto unico per

forma, colore, lucentezza.

La bellezza della vita è

imperfezione!”

(D’Avenia)

martedì 12 maggio 2015

L'AMICIZIA

Oggi, vorrei parlarvi di amicizia… di vera amicizia, quella che si costruisce nel tempo, che è fatta di attimi e di tempi intensi. L’amicizia con la A maiuscola, quella che riempie il cuore e che ti fa sentire meno solo. L’amicizia umana che è anche spirituale o spirituale che è anche umana, perché le due cose non possono disgiungersi. Umano e spirituale camminano a braccetto e uno senza l’altro non sta in piedi.

A volte, quando diventiamo adulti, sembra che l’amicizia passi in secondo piano, che non sia più così importante come quando eravamo adolescenti. Ora abbiamo fatto delle scelte di vita, una famiglia, una comunità, un ambiente lavorativo… In realtà l’amicizia è davvero importante per vivere bene queste realtà.
Ne sto scorgendo sempre di più l’importanza e la bellezza; quanto questa mi aiuta a vivere in pienezza la vita e quanto diventa anche una ricarica per poter essere dono.
Vi metto qui di seguito alcuni stralci di un articolo, riflessione sull’amicizia che mi ha fatto tanto bene e in cui mi sono ritrovata. Leggetelo, vi assicuro che ne vale la pena e che vi verrà voglia di intessere relazioni vere e profonde.

 



"Diversamente dai luoghi comuni, la vera amica di S. Francesco non è S. Chiara. Quella che lui desidera accanto, che manda a chiamare quando sente vicina la fine della vita, l’amica che spesso l’ha accolto in casa sua, quella dei piatti speciali, per la quale viene sospesa anche la clausura, si chiama Iacopa dei Sottesoli, una vedova, nobildonna romana. E’ significativo che l’ultima lettera di Francesco, l’ultimo scritto, siano per lei… ecco che santità e umanità, santità e ricerca di affetto, di calore, di amicizia, coincidono. I santi sono la proposta di nuove ipotesi di umanità (E. Ronchi). Ascoltiamo allora quanto scrivono le Fonti Francescane:

Santo Francesco chiamò a se’ uno dei compagni e gli disse: “va dunque e reca il calamaio e la penna e la carta, e iscrivi com’io ti dico”. E recato che li ebbe, santo Francesco detta la lettera in questa forma: A madonna Iacopa serva di Dio frate Francesco poverello di Cristo salute e compagnia dello Spirito Santo nel nostro Signore Gesù Cristo. Sappi, carissima, che Cristo benedetto per la sua grazia m’ha rivelato il fine della vita mia, il quale sarà in breve. E però, se tu mi vuoi trovare vivo, veduta questa lettera, ti muovi e vieni a Santa Maria degli Angeli; imperò che, se per infino a cotale dì non sarai venuta, non mi potrai trovare vivo. E arreca teco panno di cilicio nel quale si rinvolga il mio corpo, e la cera che bisogna per la sepoltura. Priegoti ancora che tu mi arrechi di quelle cose da mangiare, delle quali tu mi solevi dare quand’io era infermo a Roma.

Che bello questo… Francesco muore in mezzo ai suoi fratelli, ma tra i volti che lo circondano in quel momento cerca un volto assente, cerca un volto la cui tenerezza ha smosso in lui melodie che ancora risuonano e che nessun altro ha saputo suonare, un volto che, con la sua sola presenza gli restituisce grande allegrezza e consolazione. Nel momento supremo della vita ogni uomo cerca la mano e gli occhi delle persone che gli hanno dato più vita perché sono queste l’estremo viatico per varcare l’ultima soglia. Francesco sa di morire e vuole che la morte lo colga ben vivo, convoca allora, insieme ai fratelli, anche l’amica… chiama l’amicizia, sorgente di vita, chiama le cose e le persone che gli hanno dato più gioia e più senso… la morte è il momento della piena maturità, quando tutto è compiuto, completato e l’amicizia è il segno che si è attinta la pienezza della vita. Lo stesso è capitato ad Antonio il Grande… leggiamo, negli scritti dei Padri del deserto che quando Antonio sta per morire, chiamati i giovani discepoli che lo accudivano rivolse loro le sue ultime parole come vedesse degli amici… mi piace tanto questo: l’austero abba del deserto, il padre di tutti i monaci, nel momento della piena maturità non ha bisogno di sentirsi intorno dei discepoli, ma degli amici è Ha scoperto l’amicizia, ha raggiunto la piena maturità umana, ora è pronto: perché il vertice delle relazioni umane, alleanza santa dei viventi, non è il rapporto di paternità o quello di discepolato; neppure la fraternità, bensì il rapporto amicale. Ora Antonio è pronto, perché ha sperimentato l’amicizia, pienezza d’umano. Muore attorniato non più da discepoli, ma da amici (E. Ronchi). Su quest’onda allora ascoltiamo quanto Sorella Maria scrive dal suo eremo: l’amore è ciò che rimane quando non resta più nulla. Abbiamo tutti una memoria, al fondo di noi stessi, quando sale dal fondo della notte come un canto lontano, l’assicurazione che al di là di tutto, al di là persino della gioia e della pena, della nascita e della morte, esiste uno spazio che nulla soppianta, più forte di tutte le minacce, che non corre alcun rischio di distruzione, uno spazio intatto, quello dell’amore che ha fondato il nostro essere. L’amicizia è la memoria dell’alleanza fondante del nostro essere, una strada per accedere a ciò che l’uomo è. L’amicizia è il sacramento più possente, sacramento di ogni momento, e che possiamo ricevere fino all’estremo.

E’ importante l’amicizia, perché in un certo senso mi ridimensiona e mi permette di stare a contato con la mia fragilità, la mia vulnerabilità. Forse è per quello che siamo in tanti a pensare che ciò che conta alla fine, è essere sempre all’altezza della situazione o a vederci un po’ come uomini e donne tutti di un pezzo… perché non viviamo amicizie vere alle quali diamo la possibilità di prenderci cura di noi… l’amicizia è il luogo dove qualcuno si prende cura della mia vulnerabilità, della mia umanità, quella umanità che viene prima del mio ruolo (insegnante, educatore, genitore, sacerdote, politico, amministratore…) del mio compito, della mia appartenenza, della mia cultura etc, etc. L’amicizia danza tra forza e fragilità… fa scoprire la propria fragilità, fa accettare di essere vulnerabile, ma anche di poter contare sulla forza dell’amico. Con l’amico non si supera la fragilità ma la si assume e la si accetta: l’amicizia è la responsabilità tra uomini e donne vulnerabili eppure affidabili.


Volevo consegnarvi anche pochi versetti tratti dal cap. 12 del vangelo di Giovanni: Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betania… e qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese una libbra di profumo di nardo, assai prezioso e ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli e tutta la casa si riempi di quel profumo. Negli ultimi giorni di vita Gesù fa la spola da Betania a Gerusalemme. La sera torna da Lazzaro, nella casa dell’amicizia, quasi a prendere forza per i giorni supremi. In quella casa maria compie un gesto di una carica affettiva fortissima: prende fra le sue mani i piedi di Gesù, li unge con il nardo, li profuma, li asciuga con i suoi capelli… non ci sono parole, solo la tenerezza delle mani. Maria ha tra le mani i piedi di Gesù. I piedi del viandante, del camminatore che ha attraversato tutti i paesi di Palestina e conosce i sentieri di ogni cuore come a dire: Dove vai tu verrò anche io. Valeva trecento denari quel vaso di nardo prezioso. L’amicizia paga dieci volte il prezzo del tradimento è Qualcuno ti ha valutato trenta denari, eccone qui trecento; qualcuno ti tradirà, ma io ti amerò dieci volte di più, qualcuno ti venderà ma io ti ricomprerò per dieci volte. E il cuore di Gesù esultava e riceveva forza dall’amore di una amica, forza per camminare verso il suo destino di morte. Quando si sa amato, l’uomo diventa forte… è la potenza dell’amore: sapersi amati rende fortissimi verso tutto il mondo. In quel momento la casa si riempie di quel profumo, del profumo dell’amicizia, del profumo dell’amore, del profumo della gratuità. A cosa serve nella storia un po’ di profumo? A niente dirà Giuda… si sarebbe potuto usare per i poveri… eppure il cuore di Gesù si rinfranca, si riempie di gioia perché l’amica ha colto il segreto profondo della sua vita: la domanda di amore. Amore, se possibile, eccessivo, oltre la norma.

(tratto da: I baci non dati di Ermes Ronchi, ed. Paoline euro 9,50)