UNA FRASE AL GIORNO

IL BLOG DELLA DOTT.SSA SR.SARA NICOLINI

“Là dove il dolore si nasconde, cresce la madreperla della vita.

Solo la madreperla stillata dalla carne ferita genera cerchio dopo cerchio un tessuto unico per

forma, colore, lucentezza.

La bellezza della vita è

imperfezione!”

(D’Avenia)

lunedì 20 luglio 2015

UNA TAZZA DI CAFFE'


“…Arrivai all’ora concordata, dopo aver attraversato zone montuose nelle quali mi ero un po’ smarrita nella nebbia. Il monaco mi accolse in portineria. Quando mi vide così congelata, mi chiese subito, mentre mi conduceva in una stanza dove ardeva il fuoco: “Vuole un caffè?”.
La proposta mi stupì, visto il giorno. Quindi l’ospitalità monastica prevaleva sulla regola del digiuno… Scomparve per un breve istante e ritornò con un vassoio, una caffettiera e due tazze: le riempì entrambe e me ne porse una. Mi stupì ulteriormente che un monaco non rinunciasse al caffè la mattina del venerdì santo. (…)
Libertà e gioia caratterizzavano quell’uomo radioso.
Durante la nostra vivace conversazione, non ci eravamo accorti che il tempo passava; quando la campana suonò per l’ufficio, ponendo fine al nostro incontro, rimanemmo entrambi stupiti. Riposi la mia tazza sul vassoio, e mi accorsi che la sua era ancora lì, piena, come se se ne fosse semplicemente dimenticato.
Aveva dunque praticato il digiuno senza coinvolgermi; nessuna costrizione per me, neppure una lezione o un segno che avrei dovuto cogliere. Il digiuno riguardava lui, non me. E aveva comunque deciso di mettere una tazza anche per sé, accanto a quella da offrirmi, anche se poi non l’aveva toccata. Questo gesto di estrema delicatezza corrispondeva a ciò che era accaduto conversando con lui. Come le tazze, i turni di parola erano stati distribuiti tra noi in modo equo, con la differenza che in questo caso il monaco non aveva osservato nessun digiuno.
In un simile incontro, discorrere di “Dio che è relazione”, dell’immagine che ce ne fornisce la relazione umana non era pura speculazione.”

Questo stralcio è tratto da un libro che sto leggendo in questa pausa estiva…
Si intitola “Il monaco e la psicanalista” di Marie Balmary, un dialogo serrato tra i due su Dio come relazione, alla ricerca della libertà interiore…
Vi riporto questo stralcio perché è stato per me motivo di riflessione sotto due ambiti, uno forse più spirituale e l’altro lavorativo. La finezza e l’attenzione del monaco verso la diversità, senza imporre un suo credere, ma nemmeno senza privarsene. Questa è l’intelligenza, o meglio, la sapienza degli amici di Dio. Potremmo declinarlo anche nella nostra quotidianità, non costringendolo solo ad un ambito religioso.
Nel dialogo in famiglia, con gli altri, a lavoro, quanto siamo capaci di questa creatività della sapienza? Quanto i nostri dialoghi valorizzano la reciprocità e non impongono un proprio pensiero, una proprio credo, una convinzione?
Nell’ambiente terapeutico l’importanza di mettere l’altro a proprio agio, di creare uno spazio di movimento e di libertà di espressione e di calarsi al suo stesso linguaggio comunicativo.
In fondo il monaco ha fatto proprio questo: ha usato una semplice tazzina di caffè nel venerdì santo ed essa è divenuta ponte per una conversazione relazionale ricca di reciprocità. Si è chinato verso quella donna, senza snaturarsi, senza perdere la propria persona e il proprio credo, ma lasciando all’altro la libertà.

lunedì 13 luglio 2015

COLUI CHE SERVE...

In questi quindici giorni ho partecipato ad un corso di antropologia umana intensissimo.
Durante uno dei seminari, il professore ha accennato velocemente, al significato della parola PSICOTERAPIA e di conseguenza psicoterapeuta.
Ho colto al volo il termine greco perchè ne sono rimasta colpita e sono corsa a guardarne il vero significato. 
L'etimologia della parola psicoterapia viene dal greco "psychè" che vuol dire alito, respiro e, poichè ciò è condizione del vivere, anche vita, da cui spirito e anima, "therapèia" vuol dire essere servitori, mettersi al servizio, servire. 
La "therapèia" è quindi un mettersi al servizio della persona, o meglio ancora, oserei dire, un farsi servo della storia dell'altro, restituendo all'altro la parola.
Se pensiamo a questo significato, non possiamo non pensare a chi ci ha dato l'esempio del servire... farsi servo, mettersi in ginocchio di fronte alla storia dell'altro perchè è un dono immenso. 
Io, psicoterapeuta devo sempre togliermi i sandali di fronte alla persona che mi porta se stessa, le proprie ferite, i propri bisogni... 
Togliermi i sandali come di fronte al Roveto Ardente, al Mistero che ognuno di noi è con la propria storia. 
Questo vuol dire avere tanto coraggio; il coraggio di stare, di guardare negli occhi la sofferenza; di costruire con l'altro la risposta alle sue domande.
Chi è un bravo terapeuta? Il bravo terapeuta è colui che sa porre le domande giuste, ma che non sa dare tutte le risposte.

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