UNA FRASE AL GIORNO

IL BLOG DELLA DOTT.SSA SR.SARA NICOLINI

“Là dove il dolore si nasconde, cresce la madreperla della vita.

Solo la madreperla stillata dalla carne ferita genera cerchio dopo cerchio un tessuto unico per

forma, colore, lucentezza.

La bellezza della vita è

imperfezione!”

(D’Avenia)

venerdì 22 aprile 2016

L'AMORE E' UNA POESIA





“La poesia non è fuori, è dentro! Cos'è la poesia? Non chiedermelo più, guardati nello specchio: la poesia sei tu! E vestitele bene le poesie! Cercate bene le parole! Dovete sceglierle! A volte ci vogliono 8 mesi per trovare una parola! Sceglietele, che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere! Da Adamo ed Eva: lo sapete Eva quanto c'ha messo prima di scegliere la foglia di fico giusta? Come mi sta questa, come mi sta questa, come mi sta questa... Ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre! Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto! Morto, tutto è... Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto, dilapidate la gioia! Sperperate l'allegria! Siate tristi e taciturni con esuberanza! Fate soffiare in faccia alla gente la felicità! E come si fa? Fammi vedere gli appunti che mi son scordato! Questo è quello che dovete fare! Non son riuscito a leggerli! Per trasmettere la felicità bisogna essere felici. E per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Siate felici! Dovete patire, stare male, soffrire, non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre! Eh? E se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto! Avete capito? E non cercate la novità, la novità è la cosa più vecchia che ci sia. E se il pezzo non vi viene da questa posizione, da questa, da così, be'... buttatevi in terra! Mettetevi così! Eccolo qua... Oh! È da distesi che si vede il cielo! Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima!? Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono! Fatevi obbedire dalle parole! Se la parola... "muro"! "Muro" non ti dà retta... non usatela più per 8 anni, così impara! "Che è questo? Boh! Non lo so!" Questa è la bellezza! Come quei versi là, che voglio che rimangano scritti lì per sempre!...Forza cancellate tutto. “
(dal film la tigre e la neve di Benigni)



“Dott.ssa un malato psichiatrico non può innamorarsi, provare dei sentimenti?
La malattia mentale non mi preclude la possibilità di sentire il cuore battere per una persona”.
Le parole di M. mi sono entrate dentro e questa domanda a lungo ha continuato a rimbalzare nella mia mente.
Mi ha fatto tenerezza questa uscita di un giovane che si è innamorato e il suo sguardo nasconde una bellezza nuova mista alla sofferenza di qualcosa che sembra irraggiungibile.
Siamo un tutt’uno, mente e corpo, spirito e anima, cuore e razionalità, psiche e sentimento…. Ogni persona in quanto tale prova sentimenti, ama, soffre, spera, si deprime, lotta, si arrende…. Un insieme di contrapposizioni che si riuniscono dentro un solo animo umano.
Ed ecco che allora in ogni uomo c’è insita la potenzialità di amare e a volte chi soffre la solitudine di una malattia mentale diventa più sensibile di fronte all’amore…. Quale persona può precludersi questo sentimento? La bellezza ci attrae e il sentirsi al centro di un cuore che accoglie guarisce… è la Grazia dell’Amore….
Allora M. ti dico…. Ama… ma sappi che l’amore ha insita in sé la sofferenza…. Ama, ma senza aspettarti una corrispondenza… Ama perché il tuo cuore ne è capace… ma ti assicuro che nessuno, “sano o malato”, ne è esperto…. Lasciati accompagnare, insegnare dalla vita e dalle sue vicende… ama alzando gli occhi al cielo e scoprine la bellezza.

martedì 5 aprile 2016

L'AMORE IN UN ROBOT DI NOME PEPPER




Mi sono ritrovata tra le mani un articolo che annunciava l’uscita sensazionale di un  robot programmato per volere bene all’uomo.
Vi riporto uno stralcio dell’articolo che lo descrive:
“É alto un metro e venti e pesa 28 chili. Se gli dici «dammi un abbraccio, lui ti stringe le braccia intorno al corpo, poggia la testa nell’incavo del tuo collo e ti risponde con voce dolce: «É bello abbracciarti». E poi gioca a carte, legge la mano e accoglie gli ospiti. Non stiamo parlando di un bambino sveglio e affettuoso ma di un robot. Si chiama Pepper, ha sembianze umane ed è stato programmato per volere bene all’uomo. É il primo robot emotivo. Si proprio così: l’amore non è più prerogativa degli uomini e nemmeno più – come qualcuno sostiene - degli animali non umani (cioè le bestie), ma anche delle cose. Perché oggi si può amare a comando, anzi a telecomando.
Pepper, presentato qualche giorno fa alla fiera-tech Cebit di Hannover, grazie alle sue 17 articolazioni e un potente computer nella testa gioca con i bambini, scatta fotografie e ricorda volti e abitudini del padrone per assecondarlo e farlo “felice”. E la felicità del Terzo Millennio è a buon mercato: 1.700 euro e ti porti a casa tutta la serenità e l’affetto che desideri. Per ora l’umanoide, nato e sviluppato in Francia, può essere acquistato solo in Giappone. Ma i melanconici e i depressi europei non si intristiscano ancor di più: a breve Pepper sarà disponibile anche da noi”.

Sempre di più l’amore viene disumanizzato. Come si può ridurlo ad un soddisfacimento, ad un riempimento di vuoti non conosciuti. Tanto che ci facciamo bastare un “ti voglio bene”  meccanico o un “abbraccio” freddo e robotico piuttosto di nulla…. O forse piuttosto di soffrire e di mettersi in gioco nelle relazioni vere.
Perché questo è il problema…
Un robot non pretende nulla, ancora meno di un cane, dà solo, peccato che dà senza sentimento, dà senza cuore, dà senza utilizzare i sensi… dà senza l’anima e soprattutto non chiede. Non chiede una corrispondenza. Non chiede amore, non instaura una relazione.
Penso allo sguardo, alla bellezza di poter guardare gli occhi della persona amata, a leggerci il vissuto: la gioia o la sofferenza.
Penso all’udito, la percezione anche sottile della voce dell’altro e persino del respiro… quella vicinanza che mi fa cogliere i particolare e la bellezza di posare la propria testa sul cuore della persona amata sentendone il battito e l’accelerazione appena si innesca il contatto.
Penso al tocco di una mano che cerca la mano dell’altra persona e la sfiora comunicando sentimenti nascosti, sicurezza o dolcezza, forza o debolezza.
Penso all’odorato, al profumo della persona che so riconoscere in mezzo a miriadi di profumi e che mi fa dire che lei è lì.
Penso al gusto, al gusto di un bacio che lascia il sapore dell’amato e il desiderio di sentirlo ancora assaporandolo anche quando non c’è.
Ed infine l’abbraccio, colui che tutto contiene, che utilizza tutti i sensi, ma soprattutto che intreccia le anime e che chiede un intreccio, una fusione, una corrispondenza profonda in cui non può bastare l’incavo della spalla o una posizione prestabilita… ma ci vuole il sentimento.
Per un abbraccio vero l’altra persona deve essere entrata in me, nel mio cuore e se una persona entra in me devo essere disposta a soffrire, perché amare vuol dire soffrire, perdere qualcosa di me e lasciare che l’altro lo utilizzi come vuole. Amare vuol dire diventare vulnerabili, a volte addirittura fragili….
Mi chiedo se Pepper è stato costruito anche per piangere… perché sono le lacrime che dimostrano il nostro essere vivi; l’essersi lasciati toccare dalla vita. Sono le lacrime per un’altra persona che mi dicono quanto questa sia entrata in me e quanto io l’abbia lasciata entrare.
Quale bellezza si nasconde in tutto questo? Quale bellezza poter raccogliere con un gesto della mano una lacrima che è sgorgata dal cuore della persona che amo e poterle sussurrare dolcemente: ti voglio bene; non aver paura, io ci sono; quale bellezza…

Questo Pepper lo può fare?